DENUNCE E REPRESSIONE A MODENA: ¡No pasarán!

Le innumerevoli denunce nell’ordine delle centinaia, i fermi, le aggressioni poliziesche e anche la macchina processuale messa in atto contro operai, attivisti e militanti sindacali e sociali, hanno fatto di Modena il proscenio evidente della repressione contro tutte le rivendicazioni per la salute, il lavoro, lo sfruttamento, i licenziamenti e l’arbitrio padronale.È in atto, da trent’anni a questa parte, uno dei peggiori attacchi verso una classe intera. L’ammonimento è chiaro: in una situazione di profonda crisi economica e sanitaria, la resistenza degli sfruttati, la possibile mobilitazione delle subalternità socioeconomiche e dei nuovi poveri, va impedita con forza. Se è possibile estorcere plusvalore e rispondere con la repressione, che sia! Questa d’altronde è e perdura, quale consuetudine che le borghesie e i propri governi, mettono in atto attentando alla salute dei lavoratori, inasprendo l’attacco agli interessi, alle conquiste e ai diritti della classe operaia. Non esistono ricette riformiste, socialdemocrazie apparenti, né un “capitalismo dal volto umano” perché gli interessi popolari, si rendano priorità. La “sicurezza” , mantra del ceto medio si realizza essere patrimonio ideologico e tra i più preziosi delle classi dominanti. E c’è poco da credere al “poliziotto buono” nel volto PD-5 Stelle, riguardo le modifiche ai Decreti Salvini o alle politiche di “ripresa” del governo Conte. L’intervento dello Stato, si concentrerà nel dare supporto ai grandi gruppi economici ed industriali ed attaccare ogni tipo di resistenza e movimento dal basso affinché, gradualmente, rinuncino ai propri diritti sociali, previdenziali, alle spese sanitarie.Si prevedono un autunno e un’inverno assai rigidi. L’ “inspessirsi” della crisi economica e sanitaria, dentro la più generale ciclica crisi di accumulazione, consente al padronato, aggressioni sempre più infami.Sarebbe dunque il momento (e sarebbe davvero ora, diversamente, forse, non saremmo giunti giunti a tanto) per cui alla lotta non si disgiungano la necessaria unità e solidarietà di classe, in una prospettiva che abbia realmente a cuore la classe (piuttosto che stabilirne le autodeterminazioni piccolo-burocratiche di taluni anche nell’ottica dell’antagonismo) e in cui e non solo quale parola d’ordine, si ritenga davvero attuabile la possibilità che i costi di tale epidemia e della recessione non debbano pagarli sempre coloro che le crisi le subiscono e spesso – come è stato evidente – vi muoiono ma di certo, non le edificano.Solidarietà incondizionata a tutti i proletari, ai delegati sindacali e agli attivisti colpiti dalla repressione che lottano perché le attuali condizioni di vita non si depauperino completamente della dignità che le si vorrebbe definitivamente sottrarre ma soprattutto, perché una società di sfruttatori è la condizione più ripugnante e innaturale a cui vi è costretto l’uomo, oppresso ed in catene.

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