BASTA AGGRESSIONI FASCISTE, REAGIRE ALLA VIOLENZA RAZZISTA!

Mije Okoh ha 28 anni, è un’ambulante nigeriano ed è a Firenze da 3 anni e si trova al sottopassaggio delle Cure e con sé ha i piccoli oggetti che vende e racconta :”Mi hanno picchiato in due, all’improvviso, senza dire una parola. Mi guardavano male quei due, io ho detto loro: perché mi guardate così? e loro si sono tirati su il cappuccio della felpa e mi hanno picchiato, io sono caduto a terra. Un colpo mi ha preso alla bocca e perdevo sangue”.

L’aggressione è di ieri e la notizia del pestaggio poche ore dopo, viene fornita dalle pagine di Facebook di “Sei (o sei stato) delle Cure se…” e pare essere di matrice fascista. Del resto non ci si stupirebbe: lo stampo squadrista è il cliché usuale per tali rappresaglie.

Mike ha preferito non andare al pronto soccorso, ottenendo cura da un giovane fumettista che passava di lì e che, portandolo alla farmacia più vicina, lo ha medicato con un disinfettante ed una benda, chiamando successivamente la polizia. Firenze ha per fortuna buoni anticorpi all’idiota criminalità xenofoba e di estrema destra: la notizia della vigliaccheria usata come un’arma ad un uomo solo, esposto, vulnerabile, ha mobilitato il quartiere, tra attenzioni, richieste di notizie, apprensione e abbracci preoccupati.

Vi è una Firenze che si mobilita e chiede ragione di tali aggressioni, al di là delle consuete sirene legalitarie che anche questa volta si domandano se sia il caso o meno di apporre un sistema di telecamere anche al sottopassaggio delle Cure, come se lo sdoganamento del razzismo, diventato strutturale e dalla pratica pericolosa, consueta, quotidiana, si possa arginare con il pretesto occhiuto del controllo.

Una Firenze resistente e che alla targa cancellata in memoria di Idy Diene a ridosso del ricordo del suo assassinio, approva in consiglio comunale all’unanimità (grazie anche alla proposta della consigliera Antonella Bundu e Dmitrij Palagi), la mozione che impegna il Comune a apporre una targa su Ponte Vespucci: omicidio voluto e portato avanti da un movente razzista. E che sabato, proprio lì, su quel ponte, organizzato da Firenze Antifascista, si mobiliterà in presidio in ricordo di Idy e in solidarietà a Mike.

Solidarietà che bisogna dire, è giunta anche da Michele Pierguidi presidente del Quartiere 2 di Firenze, presentatosi anch’egli al sottopasso. Pierguidi, in quota Pd, renziano convinto e di cui, se si comprende la reazione umana, personale e di empatia, poco, ci è possibile riguardo la propria area di appartenenza e per le politiche perpetrate dal genitore del decreto Salvini, nella figura di Minniti e in scala cittadina, nell’area metropolitana di Firenze, soprattutto verso l’omicidio di Idy Diene che, per le reazioni avute in seguito e per la rabbia legittimamente maturata, vide il sindaco Nardella esprimere biasimo e distanza per l’ormai consueta retorica che vuole il feticismo del decoro (furono rotte due fioriere), più importante dell’ennesimo omicidio xenofobo e che riprendeva quello avvenuto sette anni prima per mano di Casa Pound con la morte a Piazza Dalmazia, di Samb Modou e Diop e il gravissimo ferimento di Moustapha Dieng che ne riceverà danni permanenti .

Sono anni dove il fascismo che in Italia non è stato mai metabolizzato e processato, ha dato il placet alla discriminazione, al compiacimento all’annullamento dell’altro, del diverso, costruendo su questo, una ridda di teorie atte all’esclusione.

Intrecciato e spesso indistinguibile per i confini che si dà, vi è anche il populismo e la forma più complessa del sovranismo (in particolar modo questo, che è la concretizzazione politica della tutela della propria identità, dei propri confini e delle prerogative dello Stato nazionale rispetto alla comunità internazionale), entrambi figli del progressivo indebolimento dei partiti ‘tradizionali’, attigui alle culture politiche che hanno dato vita e sostanza nel secolo scorso alle liberaldemocrazie e per l’allentamento di un antagonismo di classe che dalle lotte operaie a quelle attuali (e che pur se fondamentali le ritroviamo in scala ridotta, spesso localizzate) non ha più visto partecipare movimenti di massa e dal basso (incapace come è stato e per la ristrutturazione capitalista e per la riorganizzazione degli Stati occidentali – e non solo – delle proprie funzioni nel potere esecutivo e giudiziario in brutali forme repressive, disinnescando potenziali e reali espressioni rivoluzionarie).

Per ciò che concerne il fascismo invece, la discussione inizia, piuttosto di terminare quando Mussolini viene appeso a Piazzale Loreto: come dimenticare infatti il conflitto violentissimo suscitato nel 1960 dall’allora premier Tambroni con la sua apertura al Movimento Sociale?

Del resto Eco, che personalmente non mi esalta, in una celebre conferenza tenuta alla Columbia University diede le proprie coordinate per ciò che definì “fascismo eterno”, sottolineando alcuni passaggi fondamentali: l’esaltazione del sangue e della terra, il disprezzo per la cultura, la paura del diverso, l’antiparlamentarismo, l’irrazionale.

E partendo da tali parametri, è possibile ancora oggi, riscontrare delle analogie importanti: la paura del diverso alimentata per l’appunto da populisti, sovranisti e fascisti per mezzo della retorica della “sostituzione etnica”, il mito dell’ “invasione” dei migranti, con un’ulteriore distinzione tra i profughi, i rifugiati e i migranti economici, soprattutto grazie all’argomento spauracchio: “il migrante ti porta via il lavoro. Se non hai il lavoro, se ti si è ridotto il welfare, la colpa è di quelli là”.

Nella nostra vicenda nazionale, mutevoli sono state le forme del fascismo, dai movimenti eversivi protetti ai servizi deviati ai seguaci del partito di Almirante o le trame nere. Fino ai giorni nostri, passando – al di là delle riflessioni di merito o demerito – per la conclusione dell’esperienza del socialismo reale: il capitalismo nella festa dei regimi democratici europei, con la caduta del Muro, non celebra forse la retorica del “male del comunismo” ? “Non è dunque, il fascismo poi così grave”, se lo stesso Berlusconi esponente di spicco della democrazia rappresentativa fu il primo a decantare il duce?

D’altronde, anche la Democrazia Cristiana non fu esente dal doppio equivoco. Da partito complesso quale era, aveva delle classi dirigenti antifasciste, ma la base includeva gran parte del Paese che era stato fascista. Ossessionata dall’anticomunismo, ha preferito alimentare le ambiguità e così ha consentito che il proprio elettorato, pensasse e non solo a livello popolare incolto, giusto, il luogo comune, secondo il quale Mussolini infondo fosse stato artefice di molte cose buone, peccato solo che avesse fatto la guerra e nessuno piuttosto a dire: “Peccato per le leggi razziali!”.

Una, delle tante forme di rimozione che possiamo annoverare, come ad esempio la nostra storia coloniale. Solo negli anni Novanta e dunque, appena trent’anni fa, gli studiosi hanno iniziato a discutere e fare chiarezza sulla nostra condotta genocida in Africa. E probabilmente, fu anche per la nostalgia della “colonia perduta” che si sviluppò una sorta di revanscismo nostalgico.

E poi: ci siamo mai domandati e davvero perché il Movimento Sociale diventò un partito popolare? E andando un po’ più indietro, perché nel ’44 ebbe così grande successo Il Fronte dell’Uomo Qualunque (FUQ), fondato dal giornalista e commediografo Gugliemo Giannini?

Il resto è normale amministrazione di una cronaca che non è semplicemente nera ma lo specchio del nostro Paese e il riflesso di ciò che avviene in Europa.

• Fermo 2016: Emmanuel Chidi Namdi e la compagna Chinyery erano giunti al seminario vescovile di Fermo nel settembre 2015, erano riusciti a fuggire dalla Nigeria dopo l’assalto di Boko Haram a una chiesa. Nell’esplosione erano rimasti uccisi i genitori della coppia e una figlia piccola. Prima dello sbarco a Palermo, avevano attraversato la Libia, dove banditi del luogo li avevano aggrediti e picchiati. La traversata era stata dura: Chinyery aveva abortito. Ma la loro vicenda ha l’epilogo tragico nel 2016 con la morte dell’uomo ucciso nel corso di un pestaggio: un insulto alla compagna a sfondo raziale, la pronta reazione di lui, la colluttazione e la fine dopo giorni di coma (l’aggressore, il fascista Amedeo Mancini, fu condannato per omicidio preterintenzionale). Anche davanti ad un omicidio così brutale, fu la vittima, la donna a dover andare a vivere altrove.

• Macerata, 2018, il 3 febbraio, il ventottenne Luca Traini spara dalla sua auto e ferisce, per fortuna non mortalmente, 6 giovani immigrati provenienti dall’area sud-shariana. A sua discolpa, sostiene di aver agito in tal modo per vendicare Pamela Mastropietro. Traini, ha precedenti neofascisti, una candidatura per la lega Nord, il giovane quando verrà arrestato, si farà trovare avvolto nel tricolore, inneggiando all’Italia. Sarà condannato a 12 anni. Le elezioni politiche del 3 marzo 2018 avverranno in un clima livido in una città divisa, si concluderà con la vittoria dei candidati leghisti.

• 5 luglio 2018 in una località di Rosarno il sindacalista Usb maliano Soumaile Sako, strenuo difensore dei diritti dei braccianti della piana di Gioia Tauro, viene fucilato, a distanza mentre raccoglie con due amici, che fortunatamente non riporteranno ferite gravi, pezzi di lamiera da un cantiere per mettere a posto una baracca dove vivevano stipati i braccianti di Rosarno.

• 5 marzo 2018, Firenze, il mite “uomo della pioggia”, si trovava sul ponte Amerigo Vespucci a vendere ombrelli, lui, è il senegalese, Idy Diene, 54 anni, padre di 11 figli, quando cade ferito mortalmente da sei proiettili. Lo uccide il pensionato Roberto Pirrone, tipografo in pensione che le telecamere riprendono osservare il passaggio di turisti (tutti bianchi), prima di decidersi a sparare all’uomo. Omicidio razzista. L’uomo si giustificherà dicendo di aver sparato senza premeditazione e per una forte crisi depressiva a causa di problemi famigliari. Il giorno seguente, almeno cinquecento tornano sul ponte per chiedere indagini accurate sull’omicidio e per portare solidarietà alla famiglia e protestare per la violenza da cui la comunità senegalese della città si sente ed è minacciata.

Va detto che le vittime sono molte di più e tra queste si contano anche le tante, troppe soggettività subalterne che popolano le nostre città. Non sono pochi infatti i senzatetto angariati, uccisi, addirittura a taluni hanno dato fuoco nel cuore della notte, in notti di inverno che spesso non danno scampo, in amministrazioni leghiste e prima ancora di giunte Pd, dove la povertà è stata perseguitata odiosamente e criminalizzata, iniziando per prime, quel processo per cui le stazioni delle città – ad esempio – hanno cominciato a trasformarsi in fortezze contro i poveri.

Gli autori sono non di rado, attivisti di gruppi sovranisti e neonazisti, di Casa Pound e Forza Nuova, Lealtà e Azione e altre formazioni minori, per non parlare di un italiano su due che giustifica le proprie posizioni sui social, spesso minimizzando quale sfogo per un’oppressione che non si comprende ricevuta da quale violenza di mercante libico o pestaggio o sfruttamento in tuguri o in assemblaggi industriali, stipati per quale elemosina che i padroni rivendicano come dovuti ad un favore alla vita che per questi esseri umani è sempre un sopravanzo di lusso o per quale miseria, quando questa è reale, non gli conceda la consapevolezza di percepire le disparità come le proprie, o per quale mancata riconoscibilità, quando la periferia, la precarietà, la proletarizzazione procede per le stesse identiche direttrici di diseguaglianza.

O forse perché più semplicemente il fascismo, di cui il razzismo ne è solo la prosecuzione a corollario ideologico, non è altro che il dono di una divisa a cui aspira ogni piccolo-borghese in odore di ristrettezze per poter scongiurare il pericolo della propria invisibilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *